Siamo un gruppo di giovani di Cuccurano, una frazione di Fano.
Certo che pensando al nostro futuro non c’è da stare tanto allegri!
Gli ultimi dati, diffusi alla fine di febbraio 2014 secondo la stima provvisoria dell’ISTAT sono piuttosto preoc
cupanti.
A febbraio 2014 il numero di disoccupati in Italia, pari a 3 milioni 307 mila. Il tasso di disoccupazione si attesta al 13%.
Nel 2013 gli occupati sono diminuiti di 478 mila (-2,1%) rispetto al 2012, ovvero di quasi mezzo milione. Tra il 2008 e il 2013, gli anni della crisi, si contano 984 mila occupati in meno, ovvero quasi un milione.
I disoccupati in cerca di lavoro tra i 15 e i 24 anni sono 678mila, in aumento in aumento di 3,6 punti su base annua.
Meno di due giovani su 10 lavorano: il tasso di disoccupazione tra i 15-24enni ha raggiunto il 42,3%.
Dunque la disoccupazione in Italia continua a crescere raggiun gendo livelli mai toccati prima: si tratta del livello più alto dal 1977, inizio delle serie storiche trimestrali, e dal gennaio del 2004,
inizio delle rilevazioni mensili.
Sono milioni gli under 35 in difficoltà con il lavoro, tra disoccupati, scoraggiati, rassegnati (coloro che non lavorano e non cercano lavoro), cassintegrati, precari e part-time involontari.
Come a tutti i giovani, ci piace sognare ad occhi aperti, guardare il nostro futuro con fiducia, ma… purtroppo quando guardiamo la realtà che si presenta di fronte ai nostri occhi e soprattutto quando cerchiamo di spingere lo sguardo al di là dell’orizzonte del presente,sul nostro futuro lavorativo, il nostro sguardo rischia di offuscarsi.
La perdurante crisi economica, con i suoi effetti sulle famiglie e sulla società ci mostra un panorama che non ci piace troppo, anzi ci preoccupa abbastanza. In alcuni nostri coetanei e anche in qualche adulto ci sembra di vedere che un crescente senso di impotenza porti alla rassegnazione, alla perdita di ogni speranza.
Non è certo questo il futuro che sogniamo.
Papa Francesco più volte ha detto a noi giovani e non solo a noi:
“Per favore, non lasciatevi rubare la speranza!”.
No, noi non ci lasciamo rubare la speranza, vogliamo continuare a sperare!
Negli anni scorsi abbiamo conosciuto alcuni bambini che erano venuti ad abitare nel nostro paese. Si erano affezionati a noi nel catechismo o nell’Oratorio e anche noi ci eravamo affezionati a loro. Poi sono spariti all’improvviso. Erano arrivati qualche anno fa con le loro famiglie che avevano intravisto a Fano la possibilità di un futuro migliore grazie alla possibilità di un lavoro in regola, che nei loro paesi scarseggiava, soprattutto nei cantieri navali e nell’edilizia. Adesso sono dovuti ripartire, per tornare nei loro luoghi di origine, generalmente nel meridione d’Italia, si sono arresi dopo mesi e anni di ‘resistenza’, senza un lavoro fisso, e sono tornati giù, perché almeno lì non pagano l’affitto nelle case dei loro parenti. Nel nostro paese alcuni ragazzi poco più piccoli di noi sembrano vivere totalmente ripiegati sul presente, cercando di spremere tutte
quelle soddisfazioni o piaceri che la vita può offrire, rischiando come diceva Papa Francesco ai giovani di Cagliari, di ‘vendere la vita ai venditori di morte’ (Papa Francesco il 22-9-13 a Cagliari) - Alcuni giovani partono per cercare fortuna all’estero - Conosciamo degli anziani che si lamentano di tutto e di tutti, bron-
tolano sempre, rimpiangendo il passato, senza muovere un dito per cambiare quelle situazioni che stanno criticando;
Anche l’atteggiamento di molti adulti ci preoccupa un po’: non avendo più tante certezze per il futuro si chiudono in se stessi vedendo negli altri non potenziali compagni di viaggio da cercare e sostenere, ma possibili concorrenti da scavalcare, se non rivali da cui difendersi, avversari da temere e combattere.
Ma così c’è il rischio di veder crescere sempre più una conflittualità tra persone, gruppi, nel tentativo di risolvere il proprio problema ad ogni costo, magari anche a scapito di qualcun altro o perfino con il
ricorso alla violenza.
Alcuni, non credendo ragionevolmente di poter confidare in un futuro migliore si affidano alla sorte, sperando in una improbabile ‘strepitosa’ vincita nel gioco, dilapidando quello che hanno e correndo il reale rischio di ammalarsi di ludopatia, con conseguenze disastrose sulle loro famiglie.
Tra tanti messaggi di questo tipo, amplificati dai telegiornali, talk show e mezzi di comunicazione di ogni tipo, non vogliamo correre il rischio di unirci un giorno alla lista dei ‘rassegnati’.
Ci piace ascoltare il forte invito di Papa Francesco a non lasciarci rubare la speranza, anzi vogliamo fare anche noi qualcosa, nei limiti delle nostre possibilità per cambiare il clima che respiriamo, portare il nostro contributo per rendere il nostro paese almeno un po’ migliore.
Gli ultimi dati, diffusi alla fine di febbraio 2014 secondo la stima provvisoria dell’ISTAT sono piuttosto preoc
cupanti.
A febbraio 2014 il numero di disoccupati in Italia, pari a 3 milioni 307 mila. Il tasso di disoccupazione si attesta al 13%.
Nel 2013 gli occupati sono diminuiti di 478 mila (-2,1%) rispetto al 2012, ovvero di quasi mezzo milione. Tra il 2008 e il 2013, gli anni della crisi, si contano 984 mila occupati in meno, ovvero quasi un milione.
I disoccupati in cerca di lavoro tra i 15 e i 24 anni sono 678mila, in aumento in aumento di 3,6 punti su base annua.
Meno di due giovani su 10 lavorano: il tasso di disoccupazione tra i 15-24enni ha raggiunto il 42,3%.
Dunque la disoccupazione in Italia continua a crescere raggiun gendo livelli mai toccati prima: si tratta del livello più alto dal 1977, inizio delle serie storiche trimestrali, e dal gennaio del 2004,
inizio delle rilevazioni mensili.
Sono milioni gli under 35 in difficoltà con il lavoro, tra disoccupati, scoraggiati, rassegnati (coloro che non lavorano e non cercano lavoro), cassintegrati, precari e part-time involontari.
Come a tutti i giovani, ci piace sognare ad occhi aperti, guardare il nostro futuro con fiducia, ma… purtroppo quando guardiamo la realtà che si presenta di fronte ai nostri occhi e soprattutto quando cerchiamo di spingere lo sguardo al di là dell’orizzonte del presente,sul nostro futuro lavorativo, il nostro sguardo rischia di offuscarsi.
La perdurante crisi economica, con i suoi effetti sulle famiglie e sulla società ci mostra un panorama che non ci piace troppo, anzi ci preoccupa abbastanza. In alcuni nostri coetanei e anche in qualche adulto ci sembra di vedere che un crescente senso di impotenza porti alla rassegnazione, alla perdita di ogni speranza.
Non è certo questo il futuro che sogniamo.
Papa Francesco più volte ha detto a noi giovani e non solo a noi:
“Per favore, non lasciatevi rubare la speranza!”.
No, noi non ci lasciamo rubare la speranza, vogliamo continuare a sperare!
Negli anni scorsi abbiamo conosciuto alcuni bambini che erano venuti ad abitare nel nostro paese. Si erano affezionati a noi nel catechismo o nell’Oratorio e anche noi ci eravamo affezionati a loro. Poi sono spariti all’improvviso. Erano arrivati qualche anno fa con le loro famiglie che avevano intravisto a Fano la possibilità di un futuro migliore grazie alla possibilità di un lavoro in regola, che nei loro paesi scarseggiava, soprattutto nei cantieri navali e nell’edilizia. Adesso sono dovuti ripartire, per tornare nei loro luoghi di origine, generalmente nel meridione d’Italia, si sono arresi dopo mesi e anni di ‘resistenza’, senza un lavoro fisso, e sono tornati giù, perché almeno lì non pagano l’affitto nelle case dei loro parenti. Nel nostro paese alcuni ragazzi poco più piccoli di noi sembrano vivere totalmente ripiegati sul presente, cercando di spremere tutte
quelle soddisfazioni o piaceri che la vita può offrire, rischiando come diceva Papa Francesco ai giovani di Cagliari, di ‘vendere la vita ai venditori di morte’ (Papa Francesco il 22-9-13 a Cagliari) - Alcuni giovani partono per cercare fortuna all’estero - Conosciamo degli anziani che si lamentano di tutto e di tutti, bron-
tolano sempre, rimpiangendo il passato, senza muovere un dito per cambiare quelle situazioni che stanno criticando;
Anche l’atteggiamento di molti adulti ci preoccupa un po’: non avendo più tante certezze per il futuro si chiudono in se stessi vedendo negli altri non potenziali compagni di viaggio da cercare e sostenere, ma possibili concorrenti da scavalcare, se non rivali da cui difendersi, avversari da temere e combattere.
Ma così c’è il rischio di veder crescere sempre più una conflittualità tra persone, gruppi, nel tentativo di risolvere il proprio problema ad ogni costo, magari anche a scapito di qualcun altro o perfino con il
ricorso alla violenza.
Alcuni, non credendo ragionevolmente di poter confidare in un futuro migliore si affidano alla sorte, sperando in una improbabile ‘strepitosa’ vincita nel gioco, dilapidando quello che hanno e correndo il reale rischio di ammalarsi di ludopatia, con conseguenze disastrose sulle loro famiglie.
Tra tanti messaggi di questo tipo, amplificati dai telegiornali, talk show e mezzi di comunicazione di ogni tipo, non vogliamo correre il rischio di unirci un giorno alla lista dei ‘rassegnati’.
Ci piace ascoltare il forte invito di Papa Francesco a non lasciarci rubare la speranza, anzi vogliamo fare anche noi qualcosa, nei limiti delle nostre possibilità per cambiare il clima che respiriamo, portare il nostro contributo per rendere il nostro paese almeno un po’ migliore.

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